Poggibonsi

Affascinante vicenda è quella di Poggibonsi che deve il suo incessante trasformarsi, quasi che la storia qui avesse preso le vesti di Penelope, alla sua posizione strategica. È tra le città della Val d'Elsa quella che probabilmente ha la vicenda più antica e complessa: il borgo attorno al castello di Marturi (potentissima abbazia benedettina) è dove si ebbe il primo insediamento lungo la "Via Francigena". I Fiorentini in seguito lo distrussero ma già nel Duecento questo borgo era uno dei più importanti mercati "gigliati" grazie ad un fiore: il Crocus Sativus, ovvero lo zafferano, che coltivato in tutta la zona fino oltre San Gimignano alimentava mercatura, botteghe di tintori e tessiture. Purtroppo questa importanza costò ai Poggibonsesi ulteriori distruzioni nel corso dei secoli, infine Lorenzo de’ Medici pensò di fortificare questo fondamentale crocevia con una fortezza inespugnabile: "Poggio Imperiale" rimasta purtroppo incompiuta e che l'attuale amministrazione comunale sta adesso restaurando. Ai giorni nostri Poggibonsi è all'avanguardia nella produzione del mobile, in quella meccanica e in quella elettronica, oltre però a conservare un tessuto artigiano di assoluto pregio. Una visita a Poggibonsi comincia con un luogo emblematico: la Fonte delle Fate, una grande fontana a sei arcate a doppia ogiva progettata da Balugano da Crema in stile senese e costruita attorno al duecento in prezioso filaretto di travertino senese, per poi continuare con una lunga sosta a San Lucchese, un complesso monastico che fu dei Camaldolesi, poi ceduto ai francescani che ha una chiesa a capanna preceduta da un portichetto di assoluta armonia che custodisce tra l'altro opere di Bartolo di Fredi, di Cennino Cennini e di Memmo di Filippuccio.


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